M. –

[Tratto da una “trilogia” intitolata: “Tre poesie di amore e disagio nella primavera del duemilatredici.”]

II

Amore mio dalle rose spente
tra fili d’erba le nostre ombre
malinconiche e già tristi
per il venturo addio.

Quando ti rivedrò indosserò
lo sguardo spento,
con gli occhi tristi e gocce salate
sulle guance pallide.

Per profumo distillerò
ricordi e parole e
tingerò le labbra con i tuoi
baci più dolci.

Andrai via, all’interno di
un veloce mostro d’acciaio,
con in mano una valigia.

Sarà rivestita di pezzi di me
e di noi, su un prato giallo
per la calda estate.

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