Today(yesterdayisgone) –

Oggi sono tutti Photographers, Webdesigners, Make-Up Artists, Singers, Musicians, Bloggers.
Ma che hanno fine hanno fatto I Fotografi, quelli che per “riuscire” una foto non usavano la modalità automatica, ma sceglievano un rullino con cura, stavano attenti alla luce, ai soggetti e rimanevano chiusi in una camera oscura per ore?
E gli Illustratori, che non avevano Photoshop, ma la propria fantasia e venivano riconosciuti come “artisti”?
Ma i truccatori invece? Da quando saper indossare una maschera colorata è considerato “arte”?
E i cantautori e i compositori? Quelli che scrivevano testi con un senso compiuto e un pentagramma cartaceo?
E gli scrittori? Quelli che scrivevano libri veri, e non manuali di cucina. Quelli che si riconoscevano per le dita sporche d’inchiostro, lo sguardo perso e sognante nel vuoto; o dai calli per una macchina da scrivere dai tasti troppo duri? Quelli che trasmettevano emozioni durature e non elargivano consigli sul come educare il proprio gatto.

La verità è che oggi è tutto più facile, con la tecnologia, e ci si accontenta non volendo essere Felici. Ricerchiamo la banalità, perché non sapremmo riconoscere l’essenza pura delle cose nemmeno se ci facessero il disegnino. Molti cercano la compagnia per il sabato sera, non l’amore di una vita. Non si desidera un lavoro per soddisfazione personal ed etica, ma per poter acquistare l’ultimo modello di qualche smartphones.
Siamo una generazione di illusi. Ci circondiamo di gingilli e tecnologia per non vedere l’assenza di un ipotetico progresso intellettuale e morale.
Stiamo morendo dentro, perché un regalo vale più di una carezza, un commento virtuale più di un’opinione singola, individuale ed UNICA nel suo essere.
Muoriamo ogni volta che (s)parliamo troppo su qualcuno, causando una serie di cause-effetto inimmaginabili.
Muoriamo ogni volta che guardiamo un programma televisivo, anziché leggere un buon libro (possibilmente non di cucina).
Muoriamo ogni volta che “TAGGHIAMO” un familiare o un amico o un fidanzato in un “POST”, al posto di parlarne di presenza in modo da avere ricordi reali e non fittizi; o in una foto, anziché stamparla e toccare con mano l’immagine di un attimo, che invece si perda nella memoria di un robot, piuttosto che di un essere umano, fatto di carne, ossa, sangue, lacrime, sorrisi, e.

E alla fine sono morta un po’ anche io, perché ho ricopiato ciò che avevo scritto sulla mia moleskine, su un sito web.

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