Actors –

Il mondo è sempre altrove, sempre al di là di sbarre che non riesco a spezzare. Il mondo è sempre dove non riesco ad arrivare.  Gli infiniti ostacoli che mi si sono presentati davanti non mi hanno mai permesso di allungare il braccio e illudermi di. Di qualsiasi cosa. Il giusto, lo sbagliato, il divino, il mortale, la luce, il buio, sono cose che posso conoscere solo attraverso altre vie che non siano la realtà.

“Ma che sapore ha una vita mal spesa?” – “Ho nell’anima cieli immensi e immenso amore e poi ancora amore. Fiumi azzurri e colline e praterie dove corrono dolcissime le mie malinconie. L’universo trova spazio dentro me, ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c’è.”

image

Instagram account: federicanin

ToMyNothing-

Ho pensato a lungo al Nulla e a ciò che esso significa. Se fosse così astratto come pare, il cerchio, prima o poi, si chiuderebbe, ma no. Esso ha per me un nome ed un cognome, una data e un luogo di nascita e, persino, una voce che non riesco a ricordare.
É il vuoto che colma il tutto.
É il rumore che soffoca i silenzi.
É l’ossimoro supremo della mia esistenza.
É il rimpianto che non può diventare rimorso.
È i fonemi che non posso più pronunciare e le sillabe che uso nei miei versi e lo spazio tra un rigo e l’altro e il bianco del foglio e la virgola tra una qualsiasi parola e i “ma”.
Il mio Nulla è l’oceano e il bilinguismo e la rimembranza di una vita non mia.

Hold on.
In too deep.

I don’t love you –

Tanti mesi fa qualcuno mi disse, sprezzante: “Credi sia così facile trovare qualcuno che ti ami?”
A distanza di tempo, credo sia molto più difficile riuscire ad amare, che essere amati. Per molti, ci vuole una predisposizione ai sentimenti che ci è stata negata dalle sofferenze e dai triboli della vita.

Words –

Le parole sono difficili da gestire. Ci vuole molta responsabilità nel pronunciarle. Esse sono un campo minato di sofferenze e in base a queste si viene giudicati. In verità non trasmettono nulla, né il vero né il falso, anzi qualcosa a metà tra il fittizio e la speranza.

Si viene “giudicati” perché chi “parla” troppo è un ciarlatano, chi poco un saggio, chi dice qualcosa riconosciuta falsa socialmente un bugiardo e viceversa. Inoltre, in base alla figura che rappresentiamo in questo teatro globale, tutto ciò che diciamo è vero o meno. Un poliziotto verrà sempre creduto, un politico meno.

Le parole sono sassi e alle volte feriscono più delle azioni reali. Tuttavia, bisogna che si sappiano utilizzare, dosare, pesare e accettare il fatto che tutto ciò che viene espresso dal nostro apparato fonetico ha delle conseguenze.

E’ tutto ambiguo, nessuna parola ha un significato definito, perché chiunque può interpretarle, farle proprie e donare loro un senso preciso e unico.

Farewell à tout le monde.

Addio.

Sì, addio, ma non ai monti, alla vita.

Addio a voi e alla Terra tutta.

Ho realizzato di essere troppo sensibile per questa città, nazione, mondo. Non ho certezze, né soldi, né affetti. Sono una persona piena di rancori, difetti, inconsistenza. La mia colpa è stata quella di dare per scontato che la mia famiglia – in quanto tale – mi amasse a priori. Invece, con il tempo, ho capito che anche essa è composta da esseri umani e che avrei dovuto meritarmi il loro rispetto. I miei genitori, tuttavia, sempre troppo occupati per me, non mi hanno mai insegnato il significato di questo termine: ho dovuto capire da sola che cosa volesse dire. O meglio, me lo hanno insegnato le esperienze di vita e i calci in culo. E così mi ritrovo a 23 anni con il desiderio costante di qualcosa che mai avrò nella mia deprimente esistenza: rispetto. Né dai parenti, né da coloro che sostengono di essermi amici. Sono profondamente sola. Ogni notte mi addormento con la bramosia di non risvegliarmi più in questo incubo ricorrente che è la (mia) realtà. Annaspo tra decedute speranze e sogni infranti. Ho investito risorse immani per migliorarmi, ma a nulla è servito. La redenzione non è poi gran cosa.

Non provate a salvarmi, ci vuole un’altra vita.

WhiteFlag –

Piove.
Alcun suono eccetto il tintinnìo delle gocce d’acqua triste, si ode in tutta la casa.
Esse sbattono prepotentemente sui vetri gelidi dei balconi, delle finestre.
Scrivo mentre ogni essere o cosa giace, sogna, per sfuggire alla propria esistenza altrimenti grigia e scialba e miseramente reale.
Buio.
L’oscurità travolge le pareti, il soffitto, le librerie polverose covi d’insetti notturni.
Le pagine bianche riflettono la luce calda dell’abat-jour, sembra che le parole fuoriescano da qui da sole, animate da un istinto primordiale che spinge loro a farsi vita, a divenire reali, abbandonare per sempre l’astrattismo della poesia. Quanta vana letteratura è stata sprecata!, qual dolore provano adesso queste lettere sconnesse che ora fluttuano nell’etere! Volteggiano sopra questi fogli pesanti, ora svuotati di ogni senso e virtù. Prima al centro della stanza, or ora si spostano, corrono via, rompono i vetri – frastuono – l’acqua le appesantisce, alcune cadono sulla terra urlante, altre tornano. Di libertà private così presto.
( Dinnanzi al dolore siamo tutti anime gemelle: nessuna distinzione, nessun sesso, soltanto spiriti ciechi in balìa del caos. )
Lei, la pioggia, continua a cadere. Scroscia, perturba le mie riflessioni. Il fumo di una sigaretta si leva, le dita avvertono la bassa temperatura di questa notte autunnale – stagione tardiva nella regione del sole. Non vi è pace, non vi è guerra. Il cane ai piedi del letto miagola, immagina praterie assolate e il volto della sua padrona, ora lontana nella laguna. Non io, non posso dormire, gli incubi mi accerchierebbero.
L’ieri mi tormenta, il futuro non esiste e l’oggi è irreale, una dimensione fittizia in cui crediamo di vivere, invece ci assedia, ci possiede, ma prende una forma tutta sua, mai nostra. Noi non siamo reali. Non io, non questo diario, non queste lettere componenti parole.
Non tu,
non io.