“Time passes quickly and chances are few” –

Perché dobbiamo essere schiavi delle ore, delle date, delle scadenze?
Viviamo nelle convenzioni e la più terribile invenzione dell’uomo è l’orologio.
Come automi osserviamo due maledette lancette muoversi, girare intorno ad un perno con moto sempre uguale e ripetitivo. Sono queste a scandire il tempo, non i secondi che -inevitabilmente- scorrono.
E se queste girassero al contrario anche un solo giorno all’anno?
Si riscoprirebbe il tempo perduto, spendendolo in modo migliore così da imparare a liberarsi dei rimpianti.
Out of Order

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Today(yesterdayisgone) –

Oggi sono tutti Photographers, Webdesigners, Make-Up Artists, Singers, Musicians, Bloggers.
Ma che hanno fine hanno fatto I Fotografi, quelli che per “riuscire” una foto non usavano la modalità automatica, ma sceglievano un rullino con cura, stavano attenti alla luce, ai soggetti e rimanevano chiusi in una camera oscura per ore?
E gli Illustratori, che non avevano Photoshop, ma la propria fantasia e venivano riconosciuti come “artisti”?
Ma i truccatori invece? Da quando saper indossare una maschera colorata è considerato “arte”?
E i cantautori e i compositori? Quelli che scrivevano testi con un senso compiuto e un pentagramma cartaceo?
E gli scrittori? Quelli che scrivevano libri veri, e non manuali di cucina. Quelli che si riconoscevano per le dita sporche d’inchiostro, lo sguardo perso e sognante nel vuoto; o dai calli per una macchina da scrivere dai tasti troppo duri? Quelli che trasmettevano emozioni durature e non elargivano consigli sul come educare il proprio gatto.

La verità è che oggi è tutto più facile, con la tecnologia, e ci si accontenta non volendo essere Felici. Ricerchiamo la banalità, perché non sapremmo riconoscere l’essenza pura delle cose nemmeno se ci facessero il disegnino. Molti cercano la compagnia per il sabato sera, non l’amore di una vita. Non si desidera un lavoro per soddisfazione personal ed etica, ma per poter acquistare l’ultimo modello di qualche smartphones.
Siamo una generazione di illusi. Ci circondiamo di gingilli e tecnologia per non vedere l’assenza di un ipotetico progresso intellettuale e morale.
Stiamo morendo dentro, perché un regalo vale più di una carezza, un commento virtuale più di un’opinione singola, individuale ed UNICA nel suo essere.
Muoriamo ogni volta che (s)parliamo troppo su qualcuno, causando una serie di cause-effetto inimmaginabili.
Muoriamo ogni volta che guardiamo un programma televisivo, anziché leggere un buon libro (possibilmente non di cucina).
Muoriamo ogni volta che “TAGGHIAMO” un familiare o un amico o un fidanzato in un “POST”, al posto di parlarne di presenza in modo da avere ricordi reali e non fittizi; o in una foto, anziché stamparla e toccare con mano l’immagine di un attimo, che invece si perda nella memoria di un robot, piuttosto che di un essere umano, fatto di carne, ossa, sangue, lacrime, sorrisi, e.

E alla fine sono morta un po’ anche io, perché ho ricopiato ciò che avevo scritto sulla mia moleskine, su un sito web.

Thoughts pt.2 –

Ουκ εγώ, κατακτενεις.”
Tu ucciderai te stessa, non io.”
Eschilo.

Dite di aver sofferto, ma io non vedo dolore nei vostri occhi.
Non avete lo sguardo di chi ha perso buona parte di sé nella perfidia dell’esistere.
Voi non navigate nell’infinito mare vitale come corpi vuoti e deambulanti.
Forse il vostro cuore si sarà spezzato, di tanto in tanto; forse, ancora, avrete ricevuto una delusione o più, ma non avete il passo pesante e le spalle abbassate di chi trascina con sé ossa e muscoli come qualcosa che non può essere evitato.

Prendiamo tutti parte a quest’epoca terroristica di vacue speranze, ma in nessuno di voi scorgo l’ardore che proclamate di possedere. In qualche modo, che non comprendo, ostentate una forma che non vi appartiene. Decantate la miseria umana e la sofferenza avuta in modi inverosimili.
Come può prendervi sul serio chi è morto giorno per giorno, parola dopo parola, sangue su sangue, ma è costretto a “vivere” tra voi, esseri mutaforma?

Vi prego, smettetela.
Smettetela di far finta di offendervi per una frase mal pronunciata, se in verità questa non vi trafigge cuore e basso ventre.
Smettetela di declassare a nullità coloro che ritenete responsabili per qualcosa per cui incolpare esclusivamente le vostre azioni negative.
Non citate parole altrui di cui non comprendete il significato intrinseco.
Non appropriatevi di caratteristiche che non vi appartengono in alcun modo solamente per apparire interessanti o “misteriosi”.

Non dite di aver sofferto, se nel vostro sguardo non vi è il dolore di chi dentro non ha null’altro che sangue ed organi, ma è costretto a deambulare tra voi miseri mutaforma.

Quote and Thoughts –

Noi non siamo altro che una cosa morta, come la luna.
(Henry Miller, Tropico del Cancro.)

Questa frase parla di me e di lui: siamo la luna.
Brilliamo da anni; splenderemo per sempre di una luce atavica, ancestrale, infinita, ma mai nostra.
Mai ci apparterrà questa vita che abbiamo deciso di non concederci.
Siamo morti, mentre insistiamo nel voler esistere in delle forme fin troppo visibili e gravose.
È tempo di trasformarci in soli(tudini).