5th May (cover) –

Ella fu. Siccome immobile,
dato il mortal dolore,
stette l’anima frantumata
orba di qualche amor,
così, percossa e in bilico,
la sua esistenza
alla vita sta,

muta pensando all’ultima
ora del felice ricordo;
nè sa quando una simile
rimembranza lontana
la sua linfa vitale
a bussar ritornerà.

WhiteFlag –

Piove.
Alcun suono eccetto il tintinnìo delle gocce d’acqua triste, si ode in tutta la casa.
Esse sbattono prepotentemente sui vetri gelidi dei balconi, delle finestre.
Scrivo mentre ogni essere o cosa giace, sogna, per sfuggire alla propria esistenza altrimenti grigia e scialba e miseramente reale.
Buio.
L’oscurità travolge le pareti, il soffitto, le librerie polverose covi d’insetti notturni.
Le pagine bianche riflettono la luce calda dell’abat-jour, sembra che le parole fuoriescano da qui da sole, animate da un istinto primordiale che spinge loro a farsi vita, a divenire reali, abbandonare per sempre l’astrattismo della poesia. Quanta vana letteratura è stata sprecata!, qual dolore provano adesso queste lettere sconnesse che ora fluttuano nell’etere! Volteggiano sopra questi fogli pesanti, ora svuotati di ogni senso e virtù. Prima al centro della stanza, or ora si spostano, corrono via, rompono i vetri – frastuono – l’acqua le appesantisce, alcune cadono sulla terra urlante, altre tornano. Di libertà private così presto.
( Dinnanzi al dolore siamo tutti anime gemelle: nessuna distinzione, nessun sesso, soltanto spiriti ciechi in balìa del caos. )
Lei, la pioggia, continua a cadere. Scroscia, perturba le mie riflessioni. Il fumo di una sigaretta si leva, le dita avvertono la bassa temperatura di questa notte autunnale – stagione tardiva nella regione del sole. Non vi è pace, non vi è guerra. Il cane ai piedi del letto miagola, immagina praterie assolate e il volto della sua padrona, ora lontana nella laguna. Non io, non posso dormire, gli incubi mi accerchierebbero.
L’ieri mi tormenta, il futuro non esiste e l’oggi è irreale, una dimensione fittizia in cui crediamo di vivere, invece ci assedia, ci possiede, ma prende una forma tutta sua, mai nostra. Noi non siamo reali. Non io, non questo diario, non queste lettere componenti parole.
Non tu,
non io.

Tragedy –

Silenzi come stalattiti
affilate son fitti
tra noi, tra gli anni
di presenze assenti,
ma tragicamente
sei tu sempre
presente.

Sei la spada che su
me grava, io Damocle
donna in un drammatico,
misogino mondo senza
speranze.

E se esso si capovolgesse,
sarei per te grembo e culla,
calore e disinteressato
amore.

Là dove lo sguardo
si perde, risuona
nel buio il sorriso

del nostro
               infinito

ricordo – .

Prison. –

Voglio evadere da questa
agonizzante prigione in cui
vi sono solamente due
piccoli specchi chiamati
occhi e una finestrella
con sottili sbarre qui
chiamate: labbra.

Vi è un letto scomodo
che chiamano corpo,
le cui basi stanno
per infrangersi: ossa.

Fragilissime ossa.

Voglio indossare delle
scarpe nuove e blu
per tutta la notte.
Pur non dovendo
andare
in nessun luogo,
mi porteranno

[lontano.

Via
da questa terribile
prigione: anima,
vita ed eterne,
inesorabili,

[sconfinate,

rimembranze.

DismemberMyHeart –

Squartami il cuore
e stringilo tra le mani.

Cancella il dolore e la
gioia dei tempi passati.

Osservalo piangere
e poi sanguinare.

Ridonagli ogni passione
persa e i ricordi di ieri.

Stringilo ancora, con forza,
e poi rimettilo dentro.

Ripristina ogni elemento
e concedigli il perdono.

(10 Ottobre 2007)