Farewell à tout le monde.

Addio.

Sì, addio, ma non ai monti, alla vita.

Addio a voi e alla Terra tutta.

Ho realizzato di essere troppo sensibile per questa città, nazione, mondo. Non ho certezze, né soldi, né affetti. Sono una persona piena di rancori, difetti, inconsistenza. La mia colpa è stata quella di dare per scontato che la mia famiglia – in quanto tale – mi amasse a priori. Invece, con il tempo, ho capito che anche essa è composta da esseri umani e che avrei dovuto meritarmi il loro rispetto. I miei genitori, tuttavia, sempre troppo occupati per me, non mi hanno mai insegnato il significato di questo termine: ho dovuto capire da sola che cosa volesse dire. O meglio, me lo hanno insegnato le esperienze di vita e i calci in culo. E così mi ritrovo a 23 anni con il desiderio costante di qualcosa che mai avrò nella mia deprimente esistenza: rispetto. Né dai parenti, né da coloro che sostengono di essermi amici. Sono profondamente sola. Ogni notte mi addormento con la bramosia di non risvegliarmi più in questo incubo ricorrente che è la (mia) realtà. Annaspo tra decedute speranze e sogni infranti. Ho investito risorse immani per migliorarmi, ma a nulla è servito. La redenzione non è poi gran cosa.

Non provate a salvarmi, ci vuole un’altra vita.